mercoledì 19 settembre 2012

Luci e ombre nei personaggi tolkeniani: Feanor

Per festeggiare la Tolkien Week ( e l'uscita del Trailer di The Hobbit: ad unexpected journey), torno dopo parecchio tempo a questa rubrica per parlare di quello che è, a mio parere, il miglior personaggio della letteratura insieme ad Amleto, ovvero Feanor.
Figlio di Finwe e Miriel, odia i suoi fratellastri, è arrogante, saccente e tende a voler dominare la volontà altrui, ma è anche abile fabbro e valente guerriero, nonchè l'inventore delle rune che portano il suo nome ma soprattutto creatore dei Silmarils e vera scintilla che mette in moto l'intera vicenda del Silmarillion.
Non è un personaggio gradevole, nè simpatico, anzi il suo sguardo mette a disagio anche il lettore ed il suo nome (lo Spirito di Fuoco, appunto) sembra veramente azzeccato. Eppure è un personaggio affascinante, che si ama, si odia, o si ama odiare.
Si ama quando, unico tra tutti, sbatte la porta in faccia a Morgoth, quando parla di libertà o quando forgia i Silmarils. Lo si odia quando ordina il fratricidio di Alqualonde, quando tradisce i suoi fratelli bruciando le navi.
Feanor sfida i Valar, sfida Melkor, sfida i suoi stessi consanguinei, sembra quasi preda di una costante follia da cui non può e non vuuole sottrarsi, anzi, sembra sguazzare nel suo complesso di superiorità.
Feanor fa grandi proclami, giura di perseguire per sempre chiunque oserà reclamare per sè i Silmarils, viene maledetto e infine la sua vita si spegne prima ancora che lui abbia la possibilità di combattere la sua battaglia ed il suo corpo, non più sostenuto da cotanto spirito, si riduce istantaneamente in cenere.
Eppure Feanor ama: suo padre in primis, unico tra tutti a cui da ascolto, ama sua madre, tanto da arrivare a odiare i suoi fratellastri; ama Nerdanel anche se nemmeno per lei rinuncerà mai ai suoi propositi di follia.
Credo che sia un personaggio complesso, costantemente in bilico tra luce e ombra, tra eroismo e pazzia, perdizione e salvezza. Un personaggio che, qualsiasi sia il pensiero del lettore nei suoi confronti ( sempre che si riesca a mettere d'accordo se stessi su cosa pensare di lui) non può lasciare indifferenti.

lunedì 17 settembre 2012

La Tolkien Week e considerazioni sparse su The Hobbit


Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione. Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant'anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea. 

 Torno in questo blog dopo moltissimo tempo. Torno con quelle che sono per me parole importantissime,  incise a fuoco nella mia memoria.
Torno, per farla breve, con l'incipit de Il Signore Degli Anelli.
C'è un motivo per cui lo faccio ed è la Tolkien Week che inizia oggi e promette di essere a dir poco entusiasmante: non solo si festeggia il 75° anniversario della pubblicazione de Lo Hobbit (21 Settembre) ma anche il compleanno di Bilbo e Frodo che, come tutti i tolkeniani sanno a memoria, cade il 22 Settembre.
Per festeggiare, oltre al mio personale invito alla rilettura (o lettura se non l'avete mai fatto) di qualsiasi opera del Professore (che siano i suoi romanzi, le lettere, i racconti, anche gli appunti valgono la pena), c'è soprattutto il tanto atteso nuovo trailer di The Hobbit: an unexpected journey, annunciato dall'amato Peter Jackson per il 19 Settembre.
Per il momento mi sembra cosa buona e giusta godere del precedente


Non c'è bisogno che lo dica io, è evidente che il Trailer è splendido, se non altro per la meravigliosa Misty Mountain, la canzone che Thorin e i Nani intonano a casa di Bilbo



Far over the Misty Mountains cold,
To dungeons deep and caverns old,
We must away, ere break of day,
To seek our pale enchanted gold.

The dwarves of yore made mighty spells,
While hammers fell like ringing bells,
In places deep, where dark things sleep,
In hollow halls beneath the fells.

For ancient king and elvish lord
There many a gleaming golden hoard
They shaped and wrought, and light they caught,
To hide in gems on hilt of sword.

On silver necklaces they strung
The flowering stars, on crowns they hung
The dragon-fire, on twisted wire
They meshed the light of moon and sun.

Far over the Misty Mountains cold,
To dungeons deep and caverns old,
We must away, ere break of day,
To claim our long-forgotten gold.

Goblets they carved there for themselves,
And harps of gold, where no man delves
There lay they long, and many a song
Was sung unheard by men or elves.

The pines were roaring on the heights,
The wind was moaning in the night,
The fire was red, it flaming spread,
The trees like torches blazed with light.

The bells were ringing in the dale,
And men looked up with faces pale.
The dragon's ire, more fierce than fire,
Laid low their towers and houses frail.

The mountain smoked beneath the moon.
The dwarves, they heard the tramp of doom.
They fled the hall to dying fall
Beneath his feet, beneath the moon.

Far over the Misty Mountains grim,
To dungeons deep and caverns dim,
We must away, ere break of day,
To win our harps and gold from him!

The wind was on the withered heath,
But in the forest stirred no leaf:
There shadows lay be night or day,
And dark things silent crept beneath.

The wind came down from mountains cold,
And like a tide it roared and rolled.
The branches groaned, the forest moaned,
And leaves were laid upon the mould.

The wind went on from West to East;
All movement in the forest ceased.
But shrill and harsh across the marsh,
Its whistling voices were released.

The grasses hissed, their tassels bent,
The reeds were rattling—on it went.
O'er shaken pool under heavens cool,
Where racing clouds were torn and rent.

It passed the Lonely Mountain bare,
And swept above the dragon's lair:
There black and dark lay boulders stark,
And flying smoke was in the air.

It left the world and took its flight
Over the wide seas of the night.
The moon set sale upon the gale,
And stars were fanned to leaping light.

Under the Mountain dark and tall,
The King has come unto his hall!
His foe is dead, the Worm of Dread,
And ever so his foes shall fall!

The sword is sharp, the spear is long,
The arrow swift, the Gate is strong.
The heart is bold that looks on gold;
The dwarves no more shall suffer wrong.

The dwarves of yore made mighty spells,
While hammers fell like ringing bells
In places deep, where dark things sleep,
In hollow halls beneath the fells.

On silver necklaces they strung
The light of stars, on crowns they hung
The dragon-fire, from twisted wire
The melody of harps they wrung.

The mountain throne once more is freed!
O! Wandering folk, the summons heed!
Come haste! Come haste! Across the waste!
The king of friend and kin has need.

Now call we over the mountains cold,
'Come back unto the caverns old!'
Here at the gates the king awaits,
His hands are rich with gems and gold.

The king has come unto his hall
Under the Mountain dark and tall.
The Worm of Dread is slain and dead,
And ever so our foes shall fall!

Farewell we call to hearth and hall!
Though wind may blow and rain may fall,
We must away, ere break of day
Far over the wood and mountain tall.

To Rivendell, where Elves yet dwell
In glades beneath the misty fell.
Through moor and waste we ride in haste,
And whither then we cannot tell.

With foes ahead, behind us dread,
Beneath the sky shall be our bed,
Until at last our toil be passed,
Our journey done, our errand sped.

We must away! We must away!
We ride before the break of day!

Se siete tolkeniani come me, avrete sicuramente sentito tremare le ossa quando, oltre ogni aspettativa, Thorin inizia a cantare nel trailer...personalmente non ho retto l'emozione e ho pianto.
Nella mia edizione de Lo Hobbit vi è una traduzione molto ben fatta di questa canzone, ma credo che la poesia di Tolkien vada gustata in originale per poterne cogliere appieno le molte sfumature, anche in un libro comunque meno epico come Lo Hobbit (anche se questa è una delle poche canzoni davvero struggenti del libro).
Se nel primo trailer, quindi, facciamo la conoscenza di Bilbo e dei Nani, soprattutto con Thorin Scudodiquercia (personaggio da me molto amato e vera figura in contrapposizione con Bilbo)




nel prossimo trailer, a detta di Peter Jackson, si dovrebbe fare la conoscenza dei cattivi del primo film (per lo più orchi, forse i tre Troll, anche se spero in Gollum... per il Drago dovremo sicuramente aspettare).
In attesa, quindi, di scoprire quali saranno le nuove immagini, vi lascio con quello che è, invece, l'incipit de Lo Hobbit.


In un buco nel terreno viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.













martedì 22 maggio 2012

Addio, House!

Non avevo programmato di scrivere nulla in realtà, ma alla fine mi è sembrato quasi un delitto. Perchè la fine di House è la fine di un'Era, la conclusione di una serie tv che ha influenzato l'immaginario collettivo come poche altre hanno fatto.
Gregory House, con il suo essere arrogante, insopportabile, stronzo, ci è antrato dentro, è diventato nostro amico e ci ha aperto gli occhi, obbligandoci, senza addolcire la pillola e senza falsi moralismi, a guardare in noi stessi, a confrontarci con le grandi questioni della vita. Ci ha ricordato che tutti mentono, che alle volte le nostre certezze non sono che illusioni, che la vita è fatta anche di sofferenza, ma anche che è giusto lottare per ciò in cui si crede, che nonostante tutto si può maturare e cambiare, che un amico è davvero importante nella vita di tutti.
Grazie a lui so cos'è il Lupus (anche se non è MAI Lupus), conosco le procedure per fare una puntura lombare, ho scoperto i monsters track...sono cresciuta e diventata più consapevole di molti aspetti di me stessa e degli altri.
Grazie, House, perchè nonostante tu sia un bastardo hai saputo farti amare da milioni di persone ogni settimana.
Grazie, House, e addio, mi mancherai.

domenica 13 maggio 2012

Welcome to Collinwood. You'll have to imagine us on a better day.


Ho letto parecchi pareri negativi su questo film, principalmente pareri che iniziavano con "Tim Burton non è più quello di Big Fish" e devo dire che se da un certo punto di vista sono d'accordo (e come potrebbe essere lo stesso uomo che era dieci anni fa?), dall'altro mi piacerebbe sempre ricordare a questa gente che nel frattempo ha tirato fuori cosucce da niente come La Sposa Cadavere e Sweeney Todd, e che comunque la Fabbrica di Cioccolato è un gran film. Per quanto mi riguarda questo Dark Shadows tocca tutti i punti salienti del cinema Burtoniano: Barnabas è un outsider, un mostro nel vero senso della parola, che non riesce a integrarsi davvero nè nella sua epoca nè tantomento negli anni '70, e l'intera, folle, famiglia Collins è fatta di outsiders e più di tutti è rappresentativo il bambino che vede il fantasma di sua madre e che è creduto pazzo, come Vicky che viene rinchiusa dai genitori in un manicomio. Ma lo è anche Angelique, in modo completamente disturbato, malsano e tragico, una figura romantica che ho trovato molto forte e che alla fine è impossibile odiare.
C'è il tocco gotico, dal castello ai fantasmi, all'omaggio abbastanza palese verso il film di Marnau e al vampiro classico (ditemi che non sono stata io l'unica poi a notare che Barnabas ha le unghie esattamente come le ha Gary Oldman all'inizio di Dracula) e qui il film è inquietante (qualche bambino in sala era spaventato a morte) e mi ha fatto pensare a Sleepy Hollow per atmosfere e fotografia.
E poi c'è il grottesco, il giocare con la morte riempiendola di colori, che siano quelli psichedelici di una festa anni '70 (grande Alice Cooper e divertentissimo come Barnabas sia convinto di trovarsi di fronte a una donna!) o quelli più pacati di un gruppo di hippie che aiuta Barnabas a trovare la sua strada, salvo poi finire per essere la sua cena.
Ecco, in questo caso credo che il trailer sia piuttosto ingannevole perchè si concentra sui momenti più divertenti, ma in realtà c'è sangue (il solito sangue troppo rosso di Burton), violenza e sesso in questo film.
Dicevo, folle e grottesco, ma anche molto poetico, in pieno stile Burton, ma enfatizato dal tocco da soap opera che mi è piaciuto da matti perchè rende il tutto ancora più surreale e ancora più straniante (posso capire perchè uno come Tim Burton ha amato una soap di questo tipo), rende la famiglia Collins, con quelle psicosi e stranezze, ancora più decadente e ancora più simpatica.
Le musiche di Danny Elfman sono sempre una garanzia e si sposano sempre alla perfezione con la visione del regista ed è splendido come si incastrano con i pezzi rock e pop tipicamente anni 70 (ho adorato la sequenza dei vari nascondigli per dormire di Barnabas).
In sostanza: non capisco a chi non è piaciuto questo film, io credo che sia tipicamente Burtoniano nei temi e nell'aspetto, e il tocco da soap opera (c'è, si sente e Burton l'aveva detto) è ben inserito e funziona alla grande, il cast è eccezionale, c'è un cammeo di Christopher Lee e uno di Alice Cooper, un vampiro come si deve e un Tim Burton che non è costretto a essere commerciale e può fare ciò che vuole.
Secondo me è un film magnifico e mi sembra che ultimamente si tenda a essere prevenuti nei confronti del suo cinema, partendo già con l'idea che i suoi primi film erano migliori (qualcuno ha detto Il Pianeta delle Scimmie?). Beh, peggio per loro, io continuo a godermi il suo tocco inconfondibile.

sabato 4 febbraio 2012

Dr Horrible's Sing-Along Blog


Finalmente mi sono decisa a recuperarlo, dopo praticamente due anni che stazionava nel mio pc, e avrei dovuto saperlo che sarebbe stato un capolavoro ma, si sa, non ci si abitua mai a Joss Whedon.
La creatura di colui che è uno dei più grandi geni televisivi è delirante, comica, tragica... qualsiasi tentativo di catalogarla sarebbe infruttuoso perchè un tale mix di generi, una tale potenza emotiva di immagini e musiche non può essere riassunta in altro modo se non con la parola capolavoro.
Ho già detto che avrei dovuto aspettarmelo?
In fondo c'è la firma di Whedon e si vede, ma non solo! C'è Nathan Fillion e questo potrebbe già bastare se non fosse anche che il protagonista è uno straordinario Nei Patrik Harris che dà sfoggio sia delle sue capacità interpretative che della sua splendida voce.
Questo dovrebbe bastare no?

giovedì 2 febbraio 2012

I BELIEVE IN SHERLOCK HOLMES



SHERLOCK è la serie della BBC che ripropone  le avventure del famoso investigatore e del suo fedele compagno in una Londra moderna. Sherlock usa il cellulare, internet e le più moderne tecnologie, Watson aggiorna un blog e non un diario, ma sostanzialmente nulla cambia, rimane la potenza e il fascino di un personaggio che travalica il tempo.
E se sto qui a parlare del più grande capolavoro televisivo degli ultimi anni (e forse di sempre) è perchè tutto è perfetto, dalla regia del grande Paul McGuigan alle sceneggiature impeccabili di Steven Moffat e Mark Gatiss, creatori geniali, fino alle incredibili performance di Benedict Cumberbatch e Martin Freeman.
Da poco si è conclusa la seconda stagione, lasciado tutti noi fan con una frenetica voglia di averne di più e con più di un anno da riempire elaborando teorie e ipotesi, intanto nel modo la campagna BELIEVE IN SHERLOCK HOLMES, MORIARTY IS REAL fa impazzire il fandom, infesta le città con manifesti e scritte, pone all'attenzione di tutti quanto sia incredibile la risposta emotiva suscitata da questa serie.
E voi, credete in Sherlock Holmes?

mercoledì 18 gennaio 2012

Il Signore degli Anelli: 10 anni dopo


Ancora mi ricordo com'è iniziato tutto: ero sul divano in cucina, una ragazzina di 11 anni che passava la serata a guardare i trailer che andavano su Telenorba, quando improvvisamente fui folgorata da quello strano e affascinante mix di immagini e un titolo che prometteva avventure. Avevo appena visto il trailer de IL SIGNORE DEGLI ANELLI: LA COMPAGNIA DELL'ANELLO e ricordo ancora adesso che dissi a mia madre "Mamma, voglio andare a vedere il Signore degli Anelli" e che lei mi rispose qualcosa tipo "Oh, wow, ho letto il libro parecchi anni fa".
Ed era il 20 Gennaio 2002 quando, con mia madre e mio fratello, mi sedetti, dopo circa un'ora di fila, sulle poltrone dell' ALTROCINEMA CICOLELLA in preda a un'ansia esagerata, senza sapere che da lì a poco sarebbe cambiato tutto per me.
"Il mondo sta cambiando" dice Galadriel e in qualche modo valeva anche per me, quelle parole mi portarono nella Terra di Mezzo e mi ci intrappolarono per quasi tre ore.
Non ricordo molto di quella sera se non la meraviglia e l'emozione che mi assalirono alla fine e che, una volta fuori, ero frastornata.
Il giorno dopo, credo, andai con i miei genitori in libreria, comprai il libro e, cartina alla mano, lo lessi tutto in circa due mesi, senza staccarmene mai, portandolo ovunque e consumandolo fino all'inverosimile.
E poi arrivò Lo Hobbit, Il Silmarillion e lo studio ossessivo dell'elfico...
Esattamente dieci anni fa La Compagnia dell'Anello mi ha cambiato la vita a undici anni e l'unica cosa che posso fare ora che ne ho ventuno è dire GRAZIE TOLKIEN e ancora di più GRAZIE PETER JACKSON.

venerdì 2 dicembre 2011

Opening Credits, top 5

Sono in un momento telefilmico piuttosto accentuato, data l'incredibile mole di serie tv che sto seguendo contemporaneamente... non che non l'abbia sempre fatto, in fondo sono una serial-addicted fin dalla più tenera età (grazie a Gene Roddenberry!) ma non ero mai arrivata a seguirne così tante tutte cotemporaneamente!
Oggi voglio parlare di un qualcosa che mi è sempre piaciuto da matti, prendendo spunto anche da questo articolo: i crediti di apertura.
C'era stata una tendenza negli ultimi anni a ridurre a pochissimi secondi i credits, da lost a Heroes, e me ne dispiaceva perchè li amo moltissimo e di solito il primo impatto che ho con una serie dipende proprio da questi. Comunque, la mia è una classifica breve di sole 5 posizioni e ho dovuto lasciare fuori serie dalle splendide aperture come quella di lie to me o di true blood per dar spazio a quelle che secondo me sono state e sono le migliori in assoluto.

5. Buffy the Vampyre Slayer 



fantastico l'inizio, con l'ululato, meravigliosa la musica rock e le immagini alternate della caccia e del liceo per finire con l'inquadratura su Buffy... una sigla che subito ti fa capire l'anima della serie e che è ormai diventata leggenda!

4. Queer as Folk 



anche questi danno subito l'idea della serie: trasgressivi e dolci allo stesso tempo, un mix tra bianco e nero e colori sgargianti, una presentazione magnifica di tutti i personaggi.

3. Dexter



la routine quotidiana di un serial killer, le sue azioni più comuni di primo mattino e alla fine l'occhiolino di Michael C. Hall, credits che sono ormai un cult!

2. Six feet under



un cadavere in un corridoio biaco, strumenti chirurgici, corvi che volteggiano su lapidi in cui compaiono scritti i credits... l'opening di Six feet under, targata HBO, è semplicemente geniale.

1. Game of Thrones



una delle più belle ed epiche musiche che abbia mai sentito accompagna lo spettatore alla scoperta di un mondo che viene letteralmente costruito davanti ai nostri occhi pezzo dopo pezzo... sono lughi, ma li rivedrei all'infinito senza stancarmi mai.

giovedì 13 ottobre 2011

Top 3: gli amori più tragici della Tv

Non so per quale masochistico motivo ho sempre preferito le storie d'amore tragiche a quelle semplici e gioiose, diciamo che mi intrigano molto di più, soprattutto quando si tratta di libri, film e telefilm. Viglio fare una top 3 per ognuna di queste categorie, scegliendo le mie preferite e iniziando dalla Tv:

3° POSTO: Brian/Justin (Queer as folk)

in realtà questa non è esattamente tragica, più che altro è parecchio tormentata, ma l'ho inserita al terzo posto per il fiume di lacrime che mi ha fatto versare, per l'enorme quantità di tragedie che entrambi hanno dovuto affrontare e per la separazione finale che, nonostante non sia un addio, è stata straziante. Si cercano, si amano, ma si allontanano in continuazione a causa dei loro rispettivi caratteri, la coppia "Britin" è sicuramente una delle migliori che io abbia mai visto!

2° POSTO: Buffy/Angel (Buffy the Vampire Slayer)


non hanno bisogno di presentazioni la Cacciatrice e il Vampiro con l'Anima! Nonostante io sia più team Spuffy, ho amato questa coppia e continuo ad amarla per ciò che ha significato nel telefilm e comunque se si parla di tragicità loro due non li batte nessuno! Angel diventa cattivo e Buffy è costretta ad ucciderlo, quando poi torna in vita lui va via per non ferirla ancora e per di più un solo attimo di felicità porterebbe via l'anima del vampiro per sempre. Più tragico di così!

1° POSTO: Doctor/Rose (Doctor Who)


sembrava impossibile superare i livelli di tragicità della coppia del Buffyverse, invece quel mattacchione sadico di Russel T. Davies ci ha messo lo zampino, distruggendo letteralmente la povera sottoscritta! Il Dottore ama Rose, Rose ama il Dottore, ma non se lo sono mai confessati apertamente, nonostante si comportino come una coppia per la maggior parte del tempo... finchè Rose non rimane intrappolata in una dimensione parallela irraggiungibile e il Dottore è costretto a bruciare un sole solo per poterla vedere due minuti e dirle addio. Ma nel momento in cui, dopo la di lei dichiarazione, il Dottore vuole rispondere che la ama, il contatto si interrompe e il Dottore rimane solo e in lacrime... anche se non in lacrime come lo ero io. Una storia d'amore che ti fa rimpiangere ciò che non c'è mai stato ma che doveva esserci, un amore tanto palese quanto mai detto esplicitamente che si interrompe bruscamente e lascia tutti senza possibilità di stare meglio. RTD sa il fatto suo quando si tratta di sadismo!


Questa la mia classifica per quanto riguarda le serie tv, scrivetemi la vostra e a presto con i film!

venerdì 2 settembre 2011

JRR Tolkien, il Signore degli Anelli








2 Settembre 1973.
Cavolo, sono passati 38 anni da quando moriva John Ronald Reuel Tolkien, io non ero ancora nata, non esistevo nemmeno nei pensieri, ma lui probabilente esisteva già nei miei.
E per ricordarci di lui, della sua genialità infinita, quale migliore ode dell'incipit del suo capolavoro?




Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione.
Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant'anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea.

mercoledì 13 luglio 2011

I mille e uno volti di Giacomo Casanova

Giacomo Casanova, più che un personaggio storico, è una vera e propria leggenda: quale donna poteva resistergli? Il suo fascino era indubbiamente molto e, si dice, risiedesse nella sua straordinaria capacità di capire a fondo l'animo femminile, di amare una per una le sue conquiste. Questo non possiamo saperlo con certezza, fatto sta che ancora oggi Casanova è sinonimo di seduttore e, nonostante sia ormai storia, continua ad affascinare e sedurre.
Sono stati molte le trasposizioni teatrali e cinematografiche delle sue Memorie a cominciare dal Don Giovanni di Mozart, chiaramente ispirato all'allora contemporaneo del grande compositore, al più recente Casanova con Heath Ledger.

Piuttosto divertente il film del 2005, poteva sicuramente vantare splendidi costumi e un protagonista davvero niente male in tutti i sensi


 peccava però di sceneggiatura e alcune volte si perdeva in scene al limite dell'assurdo. Tuttavia ce ne sono un paio memorabili e non posso negare di aver riso fino alle lacrime quando la pudica e ingenua Victoria perde la testa per Casanova, diventando improvvisamente piuttosto... appassionata!


Di tutt'altro stampo l'inglesissimo Casanova della BBC. Più coinvolgente, meglio sceneggiato e molto più fedele alla realtà storica, vede nei panni del famoso veneziano due grandi attori shakesperiani: Peter O'Toole nel ruolo di un Giacomo ormai anziano e l'incredibile David Tennant (affascinante come, se non più, di Ledger) in quelli istrionici del seduttore nella sua età dell'oro.



è davvero interessante questo adattamente per come riesce a essere ironico e drammatico allo stesso tempo. Ci sono momenti a dir poco esilaranti (magnifica la scena in cui Casanova si confessa da un prete), altri commoventi all'inverosimile.
La cosa più particolare però, e che lo rende nettamente superiore all'altro, è il saper fondere magnificamente storico e moderno, veneziano e pop (quello che succedeva anche nel meraviglioso Marie Antoinette di Sofia Coppola)

In sostanza, io li consiglio entrambi, ma quello della BBC è parecchi gradini più su per qualità, performances e sceneggiatura.

giovedì 30 giugno 2011

Hello, I'm the Doctor! 3 ottimi motivi per amare Doctor Who


Innanzitutto veniamo alle presentazoni: Doctor Who è una serie Tv inglese, la serie tv più longeva della storia, per essere precisi, perchè va in onda, tra interruzioni varie, dal 1963! Protagonista assoluto è il Dottore, un Signore del Tempo che all'interno del TARDIS (Time and Relative Dimension in Space), una navicella spaziale che all'esterno sembra una vecchia cabina della polizia inglese ma che è molto più grande all'interno, se ne va in giro per lo spazio e per il tempo e si mette nei guai più spesso di quanto sarebbe auspicabile. Insieme a lui spesso ci sono vari compagni, di solito donne, che più che altro gli fanno compagnia e lo aiutano in molte situazioni. Ma perchè questo telefilm è potuto durare così tanto mantenendo invariato il suo enorme successo? Grazie a una serie di incredibili genialate.

Genialata numero 1: la figura del Dottore è senz'altro il perno della vicenda, un protagonista di quelli che si stampano nella memoria e diventano un'icona. Non ha un nome, lui è il Dottore è vero, ma dottor chi? Solo il Dottore, un "pazzo con una cabina blu" che se ne va in giro per lo spazio tempo... insomma come si fa a resistergli?

Genialata numero 2: è anche secondo me quella cosa fondamentale che ha permesso alla serie di perdurare, cioè la rigenerazione. Il Dottore è un alieno, un signore del tempo che, come tutti i suoi simili, arrivato il momento della morte, sia essa per cause naturali o meno, può riscrivere la sua intera struttura cellulare, letteralmente cambiare faccia e personalità, pur rimanendo se stesso. Meraviglioso e assai utile perchè il cambiamento entra a far parte della storia e se l'attore protagonista deve andar via, ZAC! il Dottore rigenera.

Genialata numero 3: la serie è di fantascenza principalmente, ma non è nè molto scientifica e nemmeno tanto realistica (insomma parliamoci chiaro, questo qui va in giro in una cabina!), ma riesce a mischiare con maestria tantissimi generi diversi; c'è azione (si corre in continuazione) c'è sentimento, c'è horror ma soprattutto c'è humor, il fantastico humor inglese che mi fa ridere, anzi mi fa sbellicare dal ridere!



In realtà potrei elencare almeno una decina di altri motivi per cui si deve ASSOLUTAMENTE guardare il Doctor Who, ma vi ho elencato i principali e più evidenti (in realtà ci sarebbe un motivo chiamato DAVID TENNANT ma direi di lasciar perdere), perciò che fate ancora qui? Correte il Dottore vi aspetta!

Think you've seen it all? Think again. Outside those doors, we might see anything. We could find new worlds, terrifying monsters, impossible things. And if you come with me... nothing will ever be the same again!

martedì 3 maggio 2011

L'amore...in Tv!

Chi, come me, è appassionato di telefilm sicuramente sa che ci sono momenti, scene o parole che si è capaci di attendere per anni (e intendo anni sul serio!) e che quando alla fine arrivano ti lasciano in parte soddisfatto in parte svuotato.
La maggior parte di queste famose e attesissime scene sono le dichiarazioni d'amore, il "ti amo" che era nell'aria già da un po', quello che proprio non ti riuscivi a capacitare di come non fosse stato già detto... allora inizi a fantasticare su come sarà, su cosa si diranno... e non arrivi mai a raggiungere la bellezza del momento in sè.
Ognuno ha i propri "ti amo" che si porta nel cuore, i miei preferiti sono anche quelli che mi hanno fatto maggiormente penare, nel senso che li attendevo da tanto (troppo) tempo.

Spike&Buffy


Brian&Justin


Desmond&Penny (scusate c'era solo in inglese)




E voi? Quali sono i vostri "ti amo" preferiti?

martedì 8 marzo 2011

Le donne di tolkien

In occasione della festa della donna propongo una panoramica sulle varie figure femminili che popolano il mondo di Tolkien, un autore spesso accusato, a torto, di maschilismo.
Se si inizia dalla prima Era, è doveroso citare la meravigliosa Varda Elentàri, regina delle stelle, la dea che sempre gli elfi invocano per trovare aiuto e conforto. Ancora più interessante, a mio avviso, la figura di Melian la Maia, donna che per amore rinuncia al "paradiso" e che spesso pone in ombra, in quanto a saggezza, suo marito, una donna potente sulla cui magia si fonda un intero regno. Come non fare il paragone con la famosa Galadriel? Anche lei oscura suo marito, è più saggia, più potente e di più alto lignaggio, è una donna risoluta che ha affrontato un viaggio pericoloso e duro per il desiderio di avere un proprio regno.
In quanto a donne meravigliose che affrontano rischi immensi, non si può non citare Luthien, che, per salvare il suo amato Beren, sfida Morgoth in persona, riesce a rubare un Silmaril dalla sua corona e infine rinuncia alla sua immortalità per amor suo; proprio come Arwen.
E poi ci sono le donne sfortunate, come la bella Finduilas, Niniel, Morwen, Aredhel o Celebrian, andate incontro a un triste destino.
E che dire delle donne guerriere? Sono le mie preferite! Aleth, donna  indomita che conduce il suo popolo in guerra e che ne diventa la signora, tanto da dare il proprio nome alla sua gente, o Eowyn, disperata e risoluta, così coraggiosa da non aver paura di affrontare e uccidere il signore dei Nazgul per difendere il proprio re.
Una menzione speciale, infine, per Erendis, a tratti saccente e antipatica, a tratti fragile e insicura, è una donna tra le meno conosciute dell'universo tolkeniana, ma protagonista della storia più "erotica" che il prof abbia scritto.

Auguri a noi donne!

mercoledì 9 febbraio 2011

Un discorso da Oscar

Ci sono film le cui ambizioni sono chiare fin dal trailer e probabilmente già da molto prima, film nati e confezionati appositamente per accaparrarsi il maggior numero di premi e che puntano direttamente all'ambita e dorata statuetta dell'Oscar.
Ed io di solito diffido sempre un po' di tali film perchè rischiano di essere tanto perfetti quanto vuoti, pieni di smielate romanticherie per forzare la lacrima e rabbonire i duri cuori dei membri dell'Accademy.
Beh, sono felice di dire che The King's Speech non è uno di quei film, o che almeno non lo dà a vedere. Certo, i buoni sentimenti ci sono tutti, ma non sono quei buoni sentimenti fastidiosi, quelli che ti provocano il diabete solo a pensarci, sono quelle belle storie che alla fine ti mettono di buon umore e che ti fanno pensare che in fondo c'è del buono in questo mondo.
Se in un primo momento può sembrare che la trama sia alquanto venale (in fondo un discorso alla radio, quando la seconda guerra mondiale incombe è cosa da nulla), c'è molto di più tra le righe e il "Discorso" diviene metafora di saper affrontare la vita senza paure, avendo fiducia in se stessi e nelle proprie capacità, superando quei timori e quelle psicosi che ci bloccano. Nel caso di Bertie, futuro Re Giorgio VI, l'insicurezza, l'incomprensione con il padre e il fratello, la paura di non essere all'altezza di un ruolo che, probabilmente, non avrebbe voluto, sono causa di una imbarazzante e problematica balbuzie che sua moglie Elisabetta affida alle cure dell'eccentrico logopedista Lionel Logue. Non è difficile capire cosa possa esserci di più: non è la logopedia in sè ad aiutare Bertie, ma la consapevolezza che c'è qualcuno che crede in lui, qualcuno che lo stima e che lo considera un uomo degno di amore e ammirazione.
Qualcuno che crede davvero che lui possa essere un buon Re.
Non sorprende, quindi, che il "discorso" di Bertie diventi anche il nostro, che ci si affezioni e che si arrivi ad amare la profonda umanità dei personaggi, oltretutto quando ad interpretarli c'è un sempre grande Geoffrey Rush, una deliziona Helena Bonham Carter e soprattutto un Colin Firth in stato di grazia (credo che l'Oscar per lui sia d'obbligo), capace di passare dalla regalità alla forza d'animo alla fragilità solo con un'occhiata e che ha svolto un lavoro di linguaggio davvero notevole (da vedere assolutamente in originale).
Alla fine mi sono sentita meglio anch'io, liberata da un peso e di buon umore, non è certo un capolavoro di perfezione cinematografica, tecnicamente parlando, ma mi ha coinvolto ed emozionata... non è questo che un film dovrebbe fare?

domenica 19 dicembre 2010

La Banda non perdona, il pubblico gode.

è andata in onda giovedì 16 Dicembre l'ultima puntata della serie che racconta le vicende della Banda della Magliana. L'ascesa e la caduta della Banda che ha regnato incontrastata su Roma per anni si chiude con ascolti record per Sky e la disperazione da parte mia perchè non potrò più seguirla.
Non avevo mai visto in Italia una serie come questa, dove tutto - a cominciare dalla sceneggiatura, per finire con le magistrali interpretazioni - è perfetto, affascinante e cupo tanto da rivaleggiare e forse battere le migliori serie made in USA. Un capolavoro che dimostra che in Italia sappiamo fare cinema, sappiamo fare televisione, sappiamo fare arte! Seguiamo le vite del Libanese, del Dandy, del Freddo e di tutti loro con sguardo critico, a volte amorevole a volte di condanna, si può basimarli, si può amarli, ma non gli si rimane indifferenti. E se alla fine il cerchio si chiude con una delle più belle scene finali che io abbia mai visto, l'applauso è d'obbligo.

domenica 7 novembre 2010

Armand il Vampiro

Dopo aver esplorato il personaggio di Lestat il mio viaggio nelle Vampires Chronicles continua con quello che è il 6° libro della serie, interamente narrato in prima persona dal vampiro Armand, misterioso fanciullo immortale che già avevamo incontrato nei precedenti romanzi:

Morto carbonizzato sul sagrato della cattedrale di Saint Patrick, a New York: questa era la fine che tutti credevano avesse fatto il vampiro Armand, immolatosi sotto i raggi del sole nascente dopo aver visto il volto di cristo sul velo della Veronica. Invece Armand è sopravvissuto e, dopo essere stato curato da due giovani mortali, è pronto a raccontare al vampiro-biografo David Talbot la sua vita, lunga oltre inquecento anni. Bello come un angelo di Botticelli, Armand ha l'aspetto di un eterno adolescente; tuttavia, dietro quell'eterea sembianza si celano un'anima inquieta e una vicenda piena di violenze, subite e inflitte. Nato a Kiev, decaduta e sottomessa ai dominatori mongoli, Andrej - questo il suo nome mortale - dimostra un talento unico per la pittura delle icone e vive tra i monaci del monastero delle Grotte, finche non viene rapito da predoni turchi e venduto in un bordello di Costantinopoli. A salvarlo dall'abiezione fisica e morale è Marius, il Maestro, un ricchissimo nobile che gli apre le porte del suo meraviglioso palazzo di Venezia, dove i piaceri della carne convivono con quelli della conoscenza. Assunto il nome di Amadeo, egli vive solo per I'amore del Maestro, munifico e misterioso. Ben presto però nasce in lui un forte spirito di ribellione, alimentato dal desiderio di conoscere la verità sui poteri sovrannaturali del Maestro, il quale - vampiro tra i più anziani e potenti - tenta di dissua - derlo mostrandogli la schiavitù notturna di un bevitore di sangue. E quando il giovane si trova a un passo dalla morte, 10 salva, rendendolo immortale col Dono Tenebroso. Il rinato Amadeo sperimenta le gioie e i dolori dell'essere vampiro e viaggia con Marius fino a Kiev, alla ricerca delle proprie radici. Tuttavia la loro amicizia non è destinata a durare, perché un incendio distrugge il palazzo veneziano. Ha inizio il periodo più cupo della vita di Amadeo: orfano del suo mentore, si unirà ai servitori di Satana, diventando Armand, un mostro sanguinario ... 


Questo è, dopo a Scelti dalle Tenebre, il mio preferito tra i romanzi delle Cronache ed è anche quello che potrei definire il più erotico. D'altro canto qui è raccontato dell'amore tra Marius e Amadeo e, l'ho imparato leggendo, Marius è senza dubbio è più "carnale" tra i vampiri, quello che più degli altri si circonda di bellezza e che desidera l'amore (l'amore di Pandora, di Akasha, di Amadeo e di Lestat...), tra i due c'è un'intensa passione, un amore quasi di stampo greco (non a caso!) dove il Maestro e l'Allievo si scambiano meravigliosi baci di sangue, immersi nel velluto rosso sangue, delizia di Marius, tra candele profumate di purissima cera d'api.
Ma da questo libro viene fuori qualcos'altro, qualcosa che dai libri precedenti non era emerso: chi è in realtà Armand? L'eremita che dipingeva splendide icone nella lontana Russia? Il bellissimo fanciullo amato dal Maestro? Lo spietato capo della congrega dei Vampiri? L'elegante proprietario di lussuose ville o di un palco al Teatro dei Vampiri?
Armand è nessuna di queste cose, ma allo stesso tempo è tutto ciò. Armand è alla disperata e continua ricerca di qualcosa in cui credere, si aggrappa con fervore a qualsiasi cosa gli proponga amore, fede... è un fanciullo strappato alla vita molto prima di diventare un vampiro, un'anima sola, silenziosa, triste.
La poesia che si raggiunge verso la fine non fa che confermare quanto Armand sia meraviglioso, quanto egli desideri con tutto se stesso essere amato, trovando in Benji e Sybelle lo specchio dei suoi sogni infranti, rivedendosi nella fissazione folle di Sybelle per la musica, amando il modo spensierato del piccolo Benji di prendere la vita, invidiandolo, forse.
Ma alla fine rimane quella malinconia che aveva contraddistinto l'intero romanzo, chiudendosi con una scena che ha la forza affascinante e il furore dell'Appassionata.


La citazione:


"Oh, che ignobile carattere che abbiamo, nonostante l'aspetto così angelico", mormorò.
"Se sono un angelo, non dipingetemi con le ali nere".


martedì 19 ottobre 2010

Rette Parallele

Ognuno di noi percepisce il mondo e la realtà diversamente dagli altri, per una mera questione di età,  per credenze religiose, cultura o semplicemente personalità. Trovo questo aspetto particolarmente importante nella vita e sempre, nella mia "opera" di scrittrice a tempo perso, mi sono divertita nell'esplorare le diverse visioni del mondo, fino ad arrivare a questo racconto. Ognuno dei personaggi vede il mondo e, in particolare, il Professor Lidenbrock (protagonista del romanzo Viaggio al centro della Terra) in modo diverso. Nessuno di loro lo conosce e per la durata del racconto nemmeno noi lo conosciamo, se non per come ce lo descrivono la piccola Adele, il giovane Hidelbert o la tenera Adelaide. Le loro vite sono come rette parallele, non si incontrano mai, ma coesistono tutte sullo stesso piano.





Quando quel pomeriggio era uscita di casa, quasi trascinata dalle mani nodose della sua vecchia governante, Adele non avrebbe mai immaginato che la giornata potesse risultare piacevole.
Non voleva assolutamente andare al parco, quella grande distesa verde in pieno centro ad Amburgo, non voleva trovarsi  in mezzo ad  altri bambini che la guardavano e le chiedevano di giocare.
Lei non voleva mai giocare, voleva rimanere a casa in compagnia della sua bambola e del suo servizio da tè in miniatura.
Tuttavia adesso, seduta all'ombra di un albero gigantesco, tutta sola a guardare le anatre e le oche rincorrersi nel laghetto artificiale, pensava che forse non era poi tanto male il parco.
E poi c'era quello strano signore.
Lo guardava fare avanti e indietro da un'ora; batteva spesso il pugno sulla mano, gesticolando e parlando da solo. Camminava con degli enormi passi, senza quasi piegare quelle sue lunghe gambe magre, passandosi spesso la mano sotto il cappello.
Lo osservava con attenzione, quasi a volerne cogliere le parole ancora prima che queste si affacciassero all'esterno, voleva leggerne la mente per capire come mai un grande stesse parlando con il vento.
Sua madre le diceva sempre che solo i matti parlano da soli. Glie lo ripeteva con sguardo severo quando la sentiva giocare da sola con le sue bambole, allora entrava nella sua stanza e glie lo diceva:
< Non parlare con le bambole, Adele, solo i matti parlando da soli! >
Adele la guardava uscire pensando che parlare con le bambole e parlare da soli erano due cose ben diverse, ma non aveva mai avuto il coraggio di dirlo ad alta voce.
Si era così convinta di essere matta, ma in fin dei conti, non le dispiaceva esserlo, almeno così la lasciavano in pace.
Però, osservandolo bene, quel signore sulla riva del lago non le sembrò proprio essere matto.
Dall'alto dei suoi sette anni, la piccola Adele si vantava di saper riconoscere una persona alla prima occhiata e quel signore lì, no, decisamente non era matto.
Un pò strano forse, forse non troppo intelligente, ma decisamente non matto.
Sapeva per certo che i matti urlavano e si strappavano i capelli e sapeva anche che quel signore parlava con un tono di voce normale, anche se gesticolava davvero molto.
Ma quello che la piccola Adele ignorava era che il professor Otto Lidenbrock era si strano, ma era molto intelligente, un vero genio...e probabilmente era completamente matto.
Ma Adele aveva solo sette anni e non poteva sapere che il signore che stava guardando parlare con il vento era in realtà un professore molto famoso, e non solo per le sue capacità scientifiche.
Tutto ciò che Adele sapeva era che guardarlo la metteva di buon umore e la divertiva. Sarebbe stato bello se si fosse avvicinato e le avesse presentato il suo amico vento, così che avrebbe potuto anche lei partecipare a quell'acceso e sicuramente interessante dibattito.
Forse avrebbe potuto presentarsi lei stessa, in fondo sembrava un signore tanto gentile! Certo, sua madre e la sua governante si sarebbero arrabbiate davvero tanto, ma la tentazione era irresistibile, voleva parlare anche lei col vento!
Si stava già togliendo i fili d'erba dal vestito nuovo quando Ingrid, la vecchia governante, le urlò di raggiungerla immediatamente.
Con un ultimo sguardo di rimpianto verso il suo incontro mancato, Adele le si avvicinò.
< Guarda cos'hai fatto! Hai sporcato il vestito nuovo! > la rimproverò la vecchia Ingrid.
Adele non ebbe il coraggio di dirle che quel vestito nuovo, proprio non le piaceva.


Hidelbert soffocò a malapena uno sbuffo. Fare buon viso a cattivo gioco era ormai la sua attività preferita, o almeno doveva assolutamente esserlo.
Come sopportare le chiacchiere ininterrotte di quell'arpia della sua fidanzata altrimenti? Senta, con quella sua voce stridula e le maniere da primadonna, non le era mai piaciuta, fin da quando, tre anni prima, erano stati presentati l'un l'altro dalle rispettive famiglie.
Il pensiero di dover condividere l'intera sua vita con quella donna lo metteva profondamente a disagio.
Non che non fosse bella, anzi, era dotata di grazia e bellezza tali da nascondere il suo insopportabile carattere. Tuttavia, non era nemmeno quello il vero problema, in fondo a volte risultava, a chi ancora non la conosceva, o a chi nutriva diverse ambizioni, addirittura di piacevole compagnia.
In un primo, troppo breve, istante, se ne era sentito persino attratto, aveva ammirato le linee sinuose del suo collo, le mani gentili e il sorriso timidamente accennato, con sincero interesse, ma non appena le aveva rivolto la parola l'incanto era sparito, lasciando il posto al disagio.
< Scienza! > aveva esclamato Senta con disgusto, non appena le ebbe confessato la sua passione per la chimica e la scienza in generale < Solo inutili facezie! > allora aveva dovuto imparare a fare buon viso a cattivo gioco.
Roteò gli occhi all'ennesimo commento della sua personale dannazione al nuovo cappellino della signora Krause e lo sguardo gli cadde sull'uomo che, sulla sponda dell'orribile laghetto artificiale del Parco di Amburgo, sembrava tenere una relazione alle anatre.
Il professor Lidenbrock era sempre stato per lui un esempio di sapienza, una specie di divinità da idolatrare ed imitare, almeno fino a quando non si era iscritto al suo corso di mineralogia. Dopo solo una lezione era arrivato alla conclusione che l'eccentrico professore era tutto ciò che lui non voleva essere. Scontroso, irrascibile, egoista e decisamente matto, insegnava senza alcun desiderio di trasmettere il proprio sapere, anzi, sembrava gioire delle inezie dei suoi studenti.
Aveva abbandonato il corso dopo appena tre lezioni.
Eppure vedendolo lì, nel parco, a quell'ora del pomeriggio, avrebbe dato qualsiasi cosa per essere come lui, libero di condividere la propria scienza con qualcuno, magari anche con le anatre.
Invece era condannato ad ascoltare il ciarlare della sua orribile fidanzata.
< Mi stai ascoltando caro? > la voce di Senta lo strappò alle sue fantasticherie, costringendolo a distogliere lo sguardo dal professor Lidenbrock.
< Certo >
Hidelbert sospirò di nuovo a riprese a guardare il sentiero.
Il giorno successivo si sarebbe di sicuro iscritto alle sue lezioni di mineralogia.


Adelaide non era più una ragazzina ormai da tempo. Aveva superato l'età in cui si arrossisce e si desidera, in cui il semplice pensiero della persona amata bastava a far perdere la ragione.
Ormai era una donna fatta, con un marito rispettabile e tre adorabili bambini.
Eppure Adelaide ogni mattina andava al parco, quel delizioso angolo verde nel bel mezzo della grigia Amburgo in cui ogni particolare sembrava sorridere al mondo, solo per poterlo vedere di sfuggita.
A dir la verità, lui non vi andava spesso, anzi vi andava poco, specialmente negli ultimi tempi. Tuttavia lei era sempre lì, ad aspettare che lui si facesse vivo.
Quel pomeriggio aveva avuto la netta sensazione che vi sarebbe andato, così aveva detto a suo marito che usciva a comperare della lana per finire il soprabito che stava cucendo per il compleanno di suo fratello.
Non appena in strada si era messa quasi a correre, urtando i passanti che le urlavano dietro, per la fretta di arrivare.
Si era seduta su una panchina e lo aveva aspettato per due ore, ma di lui non vi era traccia.
Infine si era alzata per incamminarsi verso casa. Non le importava di comperare la lana, per quello certo avrebbe trovato una scusa, magari che non ve n'era più, o che il negozio era chiuso.
Si fermò qualche minuto in riva al laghetto artificiale posto proprio nel bel mezzo del parco. Le piaceva gettare dei sassolini nell'acqua e vedere le anatre accorrere pensando che fossero pezzi di pane.
Si abbassò e raccolse una piccola pietra tonda, poco più grande dell'unghia del suo pollice, ma non la lanciò. Le anatre starnazzavano anche se lei non si era ancora mossa.
Seguì il movimento dei pennuti fino alla riva opposta, dove l'uomo che aveva aspettato incedeva ad ampi passi, per poi voltarsi e ripetere lo stesso percorso, accompagnando il movimento delle lunghe gambe con innumerevoli gesti delle mani.
Le parole che pronunciava arrivavano confuse anche alle orecchie di Adelaide che arrossì violentemente.
Com'era affascinante il professor Lidenbrock, con quel suo incedere maestoso, la fronte ampia e gli occhi penetranti! A volte immaginava di rimanere in intimità con lui, allora tremava e rideva di una risatina leggermente isterica.
Altre volte lo vedeva nell'atto di farle il baciamano, così, da rude e passionale, diventava dolce e premuroso, un vero galantuomo!
Oh, come avrebbe desiderato che quell'uomo fosse suo marito! Se solo si fossero conosciuti quando erano entrambi giovani, probabilmente si sarebbero sposati e lei sarebbe stata la moglie più felice di Amburgo e del mondo intero!
Ogni volta che scorgeva la sagoma del professore profilarsi nel parco dopo ore e ore di attesa, il suo corpo veniva scosso dai brividi e una voce nella sua testa le ordinava di avvicinarlo, di indurlo a presentarsi con una scusa qualsiasi.
Si, perchè Adelaide spiava un uomo che non aveva mai incontrato, lo delineava fin nei minimi dettagli, lo costruiva a immagine e somiglianza del suo uomo ideale.
Ogni volta camminava a testa alta quasi fino a lui, pronta a rovesciare qualcosa in terra o a inciampare fortuitamente per essere da lui presa.
Ma poi, quando arrivava il momento, Adelaide non faceva nulla e lo attraversava senza che il professore la degnasse di un'occhiata.
Ma Adelaide il giorno dopo tornava al parco.

Il professor Lidenbrock si fermò improvvisamente. Non aveva mai smesso, fino a quel momento, di ripetere ad alta voce brani di letture sulla filologia che aveva letto talmente tante volte da averli imparati a memoria; non aveva dato segno di accorgersi della gente che lo circondava, nè si era reso conto di non essere più nel suo studio di Konigstrasse, continuando a rivolgersi a suo nipote Axel, nonostante il ragazzo fosse ben lontano.
E improvvisamente si era fermato, così come improvvisamente cessa il temporale e il sole torna a illuminare la città, come se nulla fosse accaduto.
Fissò, senza realmente vedere nulla, un punto imprecisato del laghetto artificiale, le mani strette a pugno ma al contempo stranamente rilassate.
La sua mente, che aveva lavorato a ritmo febbrile fino a quel momento, tacque, rielaborando infine la conclusione a cui era giunta.
Otto Lidenbrock si sistemò meglio il cappello sul capo e prese la via di casa.





venerdì 1 ottobre 2010

Inception: tutti i livelli del sogno



Nolan è un maestro del blockbuster "d'autore", se così possiamo chiamarli, dirige con maestria un cast eccezionale e scene d'azione al cardiopalma.
Eppure c'è molto di più in Inception, c'è in un certo senso il cinema di Nolan, fatto di livelli, di espiazione della colpa e di sospensione dell'incredulità.
Penso che solo Matrix possa essere paragonato a questo film -la difficoltà nel distinguere cosa è reale da cosa non lo è- ma Inception lo supera nel finale, diventando ciò che Matrix non è riuscito a essere del tutto -il film che ha cambiato tutto- e andando fino in fondo in quello che è il gioco della realtà-non realtà.
Un applauso va alle sempre fantastiche musiche di Hans Zimmer, che con la loro potenza trascinano lo spettatore nel sogno e lo immergono completamente nella storia.
Un capolavoro di sceneggiatura e di regia, puro intrattenimento intelligente, sicuramente un'esperienza intensa.

martedì 28 settembre 2010

La Bella e la Bestia

Lunedì finalmente è andata in onda l'attesa premiere della 5^ stagione di Dexter, il serial killer che ha incantato milioni di telespettatori compresa la sottoscritta.
Tutto riparte da dove lo avevamo lasciato: Rita è morta e Dexter è fuori, il piccolo Harryson in braccio, l'aria sconvolta, mentre le macchine dell'FBI arrivano a sirene spiegate e Debra si getta in ginocchio per aiutare il fratello.
L'intera puntata è puro capolavoro di scrittura, rimane in linea con le vette raggiunte nella 4^ stagione e ci propone un Dexter più che mai stravolto, (solo apparentemente) privo di qualsiasi emozione, pericolosamente in bilico sull'orlo della follia.
Michael C Hall però è bravissimo e il dolore di Dexter è evidente dietro la maschera e ai proclami di non umanità ormai non ci crede più nessuno.
Memorabile la scena nello squallido bagno, una scena che tocca livelli di emotività mai visti prima, dove Dexter finalmente si lascia andare ai suoi veri sentimenti e al dolore per la morte della donna che, come dice egli stesso per la gioia di noi tutti, amava e che lo rendeva umano.
E non esagero quando dico che simili capolavori televisivi non li vedevo dai tempi del maestro Whedon e di quel "The Body" che, in un certo senso, può essere accostato a questa puntata.
Signori e signore, semplicemente Dexter: 5x01 "My Bad".