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mercoledì 19 settembre 2012

Luci e ombre nei personaggi tolkeniani: Feanor

Per festeggiare la Tolkien Week ( e l'uscita del Trailer di The Hobbit: ad unexpected journey), torno dopo parecchio tempo a questa rubrica per parlare di quello che è, a mio parere, il miglior personaggio della letteratura insieme ad Amleto, ovvero Feanor.
Figlio di Finwe e Miriel, odia i suoi fratellastri, è arrogante, saccente e tende a voler dominare la volontà altrui, ma è anche abile fabbro e valente guerriero, nonchè l'inventore delle rune che portano il suo nome ma soprattutto creatore dei Silmarils e vera scintilla che mette in moto l'intera vicenda del Silmarillion.
Non è un personaggio gradevole, nè simpatico, anzi il suo sguardo mette a disagio anche il lettore ed il suo nome (lo Spirito di Fuoco, appunto) sembra veramente azzeccato. Eppure è un personaggio affascinante, che si ama, si odia, o si ama odiare.
Si ama quando, unico tra tutti, sbatte la porta in faccia a Morgoth, quando parla di libertà o quando forgia i Silmarils. Lo si odia quando ordina il fratricidio di Alqualonde, quando tradisce i suoi fratelli bruciando le navi.
Feanor sfida i Valar, sfida Melkor, sfida i suoi stessi consanguinei, sembra quasi preda di una costante follia da cui non può e non vuuole sottrarsi, anzi, sembra sguazzare nel suo complesso di superiorità.
Feanor fa grandi proclami, giura di perseguire per sempre chiunque oserà reclamare per sè i Silmarils, viene maledetto e infine la sua vita si spegne prima ancora che lui abbia la possibilità di combattere la sua battaglia ed il suo corpo, non più sostenuto da cotanto spirito, si riduce istantaneamente in cenere.
Eppure Feanor ama: suo padre in primis, unico tra tutti a cui da ascolto, ama sua madre, tanto da arrivare a odiare i suoi fratellastri; ama Nerdanel anche se nemmeno per lei rinuncerà mai ai suoi propositi di follia.
Credo che sia un personaggio complesso, costantemente in bilico tra luce e ombra, tra eroismo e pazzia, perdizione e salvezza. Un personaggio che, qualsiasi sia il pensiero del lettore nei suoi confronti ( sempre che si riesca a mettere d'accordo se stessi su cosa pensare di lui) non può lasciare indifferenti.

lunedì 17 settembre 2012

La Tolkien Week e considerazioni sparse su The Hobbit


Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione. Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant'anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea. 

 Torno in questo blog dopo moltissimo tempo. Torno con quelle che sono per me parole importantissime,  incise a fuoco nella mia memoria.
Torno, per farla breve, con l'incipit de Il Signore Degli Anelli.
C'è un motivo per cui lo faccio ed è la Tolkien Week che inizia oggi e promette di essere a dir poco entusiasmante: non solo si festeggia il 75° anniversario della pubblicazione de Lo Hobbit (21 Settembre) ma anche il compleanno di Bilbo e Frodo che, come tutti i tolkeniani sanno a memoria, cade il 22 Settembre.
Per festeggiare, oltre al mio personale invito alla rilettura (o lettura se non l'avete mai fatto) di qualsiasi opera del Professore (che siano i suoi romanzi, le lettere, i racconti, anche gli appunti valgono la pena), c'è soprattutto il tanto atteso nuovo trailer di The Hobbit: an unexpected journey, annunciato dall'amato Peter Jackson per il 19 Settembre.
Per il momento mi sembra cosa buona e giusta godere del precedente


Non c'è bisogno che lo dica io, è evidente che il Trailer è splendido, se non altro per la meravigliosa Misty Mountain, la canzone che Thorin e i Nani intonano a casa di Bilbo



Far over the Misty Mountains cold,
To dungeons deep and caverns old,
We must away, ere break of day,
To seek our pale enchanted gold.

The dwarves of yore made mighty spells,
While hammers fell like ringing bells,
In places deep, where dark things sleep,
In hollow halls beneath the fells.

For ancient king and elvish lord
There many a gleaming golden hoard
They shaped and wrought, and light they caught,
To hide in gems on hilt of sword.

On silver necklaces they strung
The flowering stars, on crowns they hung
The dragon-fire, on twisted wire
They meshed the light of moon and sun.

Far over the Misty Mountains cold,
To dungeons deep and caverns old,
We must away, ere break of day,
To claim our long-forgotten gold.

Goblets they carved there for themselves,
And harps of gold, where no man delves
There lay they long, and many a song
Was sung unheard by men or elves.

The pines were roaring on the heights,
The wind was moaning in the night,
The fire was red, it flaming spread,
The trees like torches blazed with light.

The bells were ringing in the dale,
And men looked up with faces pale.
The dragon's ire, more fierce than fire,
Laid low their towers and houses frail.

The mountain smoked beneath the moon.
The dwarves, they heard the tramp of doom.
They fled the hall to dying fall
Beneath his feet, beneath the moon.

Far over the Misty Mountains grim,
To dungeons deep and caverns dim,
We must away, ere break of day,
To win our harps and gold from him!

The wind was on the withered heath,
But in the forest stirred no leaf:
There shadows lay be night or day,
And dark things silent crept beneath.

The wind came down from mountains cold,
And like a tide it roared and rolled.
The branches groaned, the forest moaned,
And leaves were laid upon the mould.

The wind went on from West to East;
All movement in the forest ceased.
But shrill and harsh across the marsh,
Its whistling voices were released.

The grasses hissed, their tassels bent,
The reeds were rattling—on it went.
O'er shaken pool under heavens cool,
Where racing clouds were torn and rent.

It passed the Lonely Mountain bare,
And swept above the dragon's lair:
There black and dark lay boulders stark,
And flying smoke was in the air.

It left the world and took its flight
Over the wide seas of the night.
The moon set sale upon the gale,
And stars were fanned to leaping light.

Under the Mountain dark and tall,
The King has come unto his hall!
His foe is dead, the Worm of Dread,
And ever so his foes shall fall!

The sword is sharp, the spear is long,
The arrow swift, the Gate is strong.
The heart is bold that looks on gold;
The dwarves no more shall suffer wrong.

The dwarves of yore made mighty spells,
While hammers fell like ringing bells
In places deep, where dark things sleep,
In hollow halls beneath the fells.

On silver necklaces they strung
The light of stars, on crowns they hung
The dragon-fire, from twisted wire
The melody of harps they wrung.

The mountain throne once more is freed!
O! Wandering folk, the summons heed!
Come haste! Come haste! Across the waste!
The king of friend and kin has need.

Now call we over the mountains cold,
'Come back unto the caverns old!'
Here at the gates the king awaits,
His hands are rich with gems and gold.

The king has come unto his hall
Under the Mountain dark and tall.
The Worm of Dread is slain and dead,
And ever so our foes shall fall!

Farewell we call to hearth and hall!
Though wind may blow and rain may fall,
We must away, ere break of day
Far over the wood and mountain tall.

To Rivendell, where Elves yet dwell
In glades beneath the misty fell.
Through moor and waste we ride in haste,
And whither then we cannot tell.

With foes ahead, behind us dread,
Beneath the sky shall be our bed,
Until at last our toil be passed,
Our journey done, our errand sped.

We must away! We must away!
We ride before the break of day!

Se siete tolkeniani come me, avrete sicuramente sentito tremare le ossa quando, oltre ogni aspettativa, Thorin inizia a cantare nel trailer...personalmente non ho retto l'emozione e ho pianto.
Nella mia edizione de Lo Hobbit vi è una traduzione molto ben fatta di questa canzone, ma credo che la poesia di Tolkien vada gustata in originale per poterne cogliere appieno le molte sfumature, anche in un libro comunque meno epico come Lo Hobbit (anche se questa è una delle poche canzoni davvero struggenti del libro).
Se nel primo trailer, quindi, facciamo la conoscenza di Bilbo e dei Nani, soprattutto con Thorin Scudodiquercia (personaggio da me molto amato e vera figura in contrapposizione con Bilbo)




nel prossimo trailer, a detta di Peter Jackson, si dovrebbe fare la conoscenza dei cattivi del primo film (per lo più orchi, forse i tre Troll, anche se spero in Gollum... per il Drago dovremo sicuramente aspettare).
In attesa, quindi, di scoprire quali saranno le nuove immagini, vi lascio con quello che è, invece, l'incipit de Lo Hobbit.


In un buco nel terreno viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.













mercoledì 18 gennaio 2012

Il Signore degli Anelli: 10 anni dopo


Ancora mi ricordo com'è iniziato tutto: ero sul divano in cucina, una ragazzina di 11 anni che passava la serata a guardare i trailer che andavano su Telenorba, quando improvvisamente fui folgorata da quello strano e affascinante mix di immagini e un titolo che prometteva avventure. Avevo appena visto il trailer de IL SIGNORE DEGLI ANELLI: LA COMPAGNIA DELL'ANELLO e ricordo ancora adesso che dissi a mia madre "Mamma, voglio andare a vedere il Signore degli Anelli" e che lei mi rispose qualcosa tipo "Oh, wow, ho letto il libro parecchi anni fa".
Ed era il 20 Gennaio 2002 quando, con mia madre e mio fratello, mi sedetti, dopo circa un'ora di fila, sulle poltrone dell' ALTROCINEMA CICOLELLA in preda a un'ansia esagerata, senza sapere che da lì a poco sarebbe cambiato tutto per me.
"Il mondo sta cambiando" dice Galadriel e in qualche modo valeva anche per me, quelle parole mi portarono nella Terra di Mezzo e mi ci intrappolarono per quasi tre ore.
Non ricordo molto di quella sera se non la meraviglia e l'emozione che mi assalirono alla fine e che, una volta fuori, ero frastornata.
Il giorno dopo, credo, andai con i miei genitori in libreria, comprai il libro e, cartina alla mano, lo lessi tutto in circa due mesi, senza staccarmene mai, portandolo ovunque e consumandolo fino all'inverosimile.
E poi arrivò Lo Hobbit, Il Silmarillion e lo studio ossessivo dell'elfico...
Esattamente dieci anni fa La Compagnia dell'Anello mi ha cambiato la vita a undici anni e l'unica cosa che posso fare ora che ne ho ventuno è dire GRAZIE TOLKIEN e ancora di più GRAZIE PETER JACKSON.

venerdì 2 settembre 2011

JRR Tolkien, il Signore degli Anelli








2 Settembre 1973.
Cavolo, sono passati 38 anni da quando moriva John Ronald Reuel Tolkien, io non ero ancora nata, non esistevo nemmeno nei pensieri, ma lui probabilente esisteva già nei miei.
E per ricordarci di lui, della sua genialità infinita, quale migliore ode dell'incipit del suo capolavoro?




Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione.
Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant'anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea.

martedì 8 marzo 2011

Le donne di tolkien

In occasione della festa della donna propongo una panoramica sulle varie figure femminili che popolano il mondo di Tolkien, un autore spesso accusato, a torto, di maschilismo.
Se si inizia dalla prima Era, è doveroso citare la meravigliosa Varda Elentàri, regina delle stelle, la dea che sempre gli elfi invocano per trovare aiuto e conforto. Ancora più interessante, a mio avviso, la figura di Melian la Maia, donna che per amore rinuncia al "paradiso" e che spesso pone in ombra, in quanto a saggezza, suo marito, una donna potente sulla cui magia si fonda un intero regno. Come non fare il paragone con la famosa Galadriel? Anche lei oscura suo marito, è più saggia, più potente e di più alto lignaggio, è una donna risoluta che ha affrontato un viaggio pericoloso e duro per il desiderio di avere un proprio regno.
In quanto a donne meravigliose che affrontano rischi immensi, non si può non citare Luthien, che, per salvare il suo amato Beren, sfida Morgoth in persona, riesce a rubare un Silmaril dalla sua corona e infine rinuncia alla sua immortalità per amor suo; proprio come Arwen.
E poi ci sono le donne sfortunate, come la bella Finduilas, Niniel, Morwen, Aredhel o Celebrian, andate incontro a un triste destino.
E che dire delle donne guerriere? Sono le mie preferite! Aleth, donna  indomita che conduce il suo popolo in guerra e che ne diventa la signora, tanto da dare il proprio nome alla sua gente, o Eowyn, disperata e risoluta, così coraggiosa da non aver paura di affrontare e uccidere il signore dei Nazgul per difendere il proprio re.
Una menzione speciale, infine, per Erendis, a tratti saccente e antipatica, a tratti fragile e insicura, è una donna tra le meno conosciute dell'universo tolkeniana, ma protagonista della storia più "erotica" che il prof abbia scritto.

Auguri a noi donne!

lunedì 28 giugno 2010

Luci e Ombre nei personaggi Tolkeniani: Boromir

Continuo questa mia piccola riflessione sui personaggi Tolkeniani parlando di uno dei più ambigui: Boromir.
Non c'è bisogno di essere degli esperti per conoscerlo, è sufficiente aver visto almeno una volta il film di Peter Jackson per potersi ricordare di quell'uomo a volte simpatico, a volte inquietante.
Nonostante Boromir, figlio di Denethor, esca presto (si fa per dire) di scena, rimane inevitabilmente impresso nella mente del lettore anche senza le continue menzioni che se ne fanno lungo il corso della storia... insomma è uno dei Nove della Compagnia, principe di Gondor, personaggio di grande carisma, non è facile dimenticarsi di lui, senza contare che è proprio Boromir l'unico dei Nove a tentare di sottrarre l'Anello a Frodo con la violenza.
Ed è esattamente questo disdicevole avvenimento che, in molte letture superficiali, lo pone nella lunga lista dei "Personaggi negativi".
Ma lo è davvero?
Inizio subito col dire che io sono una delle più fervide sostenitrici della positività di Boromir, tuttavia  cercherò di essere il più obiettiva possibile nella mia analisi.
Facciamo la conoscenza di Boromir al Consiglio di Elrond e già in questa prima occasione emerge ciò che è il principale aspetto di questo personaggio: Boromir è orgoglioso, non è dotato di grande buon senso, ma ama la sua patria sopra ogni altra cosa e il suo unico pensiero è proteggerla in quel momento di grave pericolo. In questo frangente egli parla già di usare l'Anello, ma cambia immediatamente idea alle ragionevoli parole di Gandalf ed Elrond.
Allora cosa cambia? Perchè l'aggressione?
La risposta è che non è cambiato nulla, se non la sua stessa mente. La situazione è ugualmente disperata per Gondor e per la compagnia, ma la disperazione si insinua nella testa e nel cuore di Boromir come vento freddo, lo spinge quasi a una cupa depressione, ad una follia che lo trasforma in qualcuno di completamente diverso. La tentazione dell'Anello è sempre presente in ognuno dei membri della Compagnia, ma solo nel figlio di Denethor trova terreno fertile, alimentandone le paure e le insicurezze, sfruttando i dubbi che l'uomo inevitabilmente prova.
La tentazione è troppo forte, mentre Boromir, a dispetto delle apparenze, è debole; non può che cadere.
E la caduta di Boromir è un tonfo, l'uomo precipita nella follia più pura, compiendo l'atto deplorevole della violenza e del tradimento, fallendo.
Ma è dal fallimento che riesce a risalire, con quella che è la più nobile e saggia delle sue azioni: Boromir dà la sua vita per salvare quella degli Hobbit, ottenendo il perdono e la redenzione, oltre alla pace che il suo cuore agognava.
La caduta di Boromir verso la disperazione e la follia è molto simile a quella di suo padre Denethor, ma a differenza del Sovrintendente che si uccide maledicendo il mondo, lui torna in sè, confessa il suo peccato e ne viene assolto.
Boromir torna a essere buono.

sabato 17 aprile 2010

Luci e Ombre nei personaggi Tolkeniani: Maeglin

Spesso Tolkien è stato accusato di "piattezza" nel carattere dei suoi eroi, di dividerei in modo netto bene e male, di creare, insomma, dei buoni buoni e dei cattivi cattivi.
Chi scrive questo, evidentemente, ha letto solo la quarta di copertina del signore degli anelli, o comunque non si è reso conto dell'ambientazione epico cavalleresca che contraddistingue le intere vicende della Terra di Mezzo.
In ogni caso, non vi è nulla di più falso.
L'universo Tolkeniano è pieno di sfumature, i buoni non sono mai privi di macchia e persino Morgoth prima di diventare l'Oscuro era una creatura della luce. Per questo motivo ho deciso di esaminare alcuni dei personaggi che personalmente trovo più controversi nell'intero corpus tolkeniano, iniziando da quello che è ritenuto il più grande traditore mai esistito in Aman: Maeglin.
Figlio di Eol, personaggio inquietante ed affascinante al teempo stesso, e di Aredhel, sorella di Turgon re di Gondolin, Maeglin già dal suo aspetto fisico ispira diffidenza: i suoi occhi sono penetranti ed il suo volto è 'scuro'; inoltre si dice subito di lui che è orgoglioso e prepotente. Tuttavia egli ama immensamente sua madre e fa di tutto per portarla in salvo fino al Regno Celato di Gondolin, dove entra nelle grazie del re. Questo particolare mi ha sempre sorpreso, Turgon infatti non è uno sprovveduto ingenuo, eppure si fida di suo nipote e lo rende il suo braccio destro. Maeglin, infatti, non è malvagio, è ambizioso, certo, orgoglioso e superbo, ma non si può dire altrettanto di Feanor o di molti altri fra i Noldor? E non solo, anche Thingol re dei Sindar è superbo, e la sua avidità lo porta alla morte, eppure nessuno lo ricorda come un personaggio negativo.
Ma Maeglin tradisce, rivela a Morgoth la strada per arrivare a Gondolin e ne provoca la caduta. Maeglin si macchi del più spregevole dei crimini, il tradimento, per il più bieco dei sentimenti, ovvero la vendetta.
Lui è accecato dal rancore, eppure non è forse un rancore derivante dall'amore? Ok, un amore ossessivo (d'altronde non era amore ossessivo che Eol provava per Aredhel?) che Idril rifiutava, ma pur sempre amore.
Se Idril Celebrindal, figlia di Turgon, avesse ricambiato l'amore del cugino, se non avesse donato il proprio cuore a Tuor, se non avesse diffidato, probabilmente Maeglin non avrebbe avvelenato così il suo cuore e non avrebbe mai portato alla rovina l'ultimo regno dei Noldor nel Beleriand.
Un amore non corrisposto, dunque, una vendetta e uno spirito annerito dal rancore, che però non giustificano e non assolvono Maeglin, il cui tradimento, scaturito da sentimenti tanto negativi, è punito con la morte e la "prigionia" nelle Aule di Mandos.
Maeglin è stato posto di fronte a una scelta, luce o tenebra, e lui ha scelto la tenebra. Ciò non lo assolve, ma nemmeno lo si può definire totalmente malvagio.
Nessuno lo è mai.

domenica 14 febbraio 2010

L'Amore secondo Tolkien


Per San Valentino anche io voglio parlare d'amore.
Ed è davvero una strana coincidenza che proprio questa notte, la notte del 14 Febbraio, io mi sia ritrovata a leggere di una delle più belle storie d'amore in cui mi sia mai imbattuta, anche se Gandalf mi direbbe che il caso non esiste.
Ebbene, la storia d'amore in questione molto spesso viene tenuta in secondo piano, sommersa dall'imponenza tragica del racconto di Beren e Luthien o, per rimanere nel solo Signore degli Anelli, dall'impossibile storia fra Aragorn e Arwen. Eppure questa notte mi sono commossa per la semplicità e il romanticismo di Faramir e di Eowyn, del loro amore, nato dalla guerra e dalla morte, ma che è capace di guarire due anime così provate.
Perchè se Faramir è un uomo arrivato troppo vicino alla morte per la pazzia di un padre che non meritava il suo amore, la Dama di Rohan è stata distrutta dall'ombra di un finto amore che non le ha dato altro che pietà. A differenza di molte coppie tolkeniane, poi, il loro non è un amore a prima vista o un magico incantesimo, ma nasce inosservato e cresce lentamente, finchè non si rivela ai loro occhi per quello che è: la salvezza di un'anima agonizzante e la possibilità di tornare alla vita. E se, per Aragorn, Eowyn non provava che un amore idealizzato per la gloria e la regalità, con Faramir scopre di amare davvero, non più un miraggio, ma un uomo vero che non le offre ammirazione o pietà, ma che l'accetta completamente, la capisce e la ama. 
Nessuno dei due comprende in un primo momento cosa lo lega all'altro, ma infine è Faramir a confessare per primo il suo amore e a permettere che la dama apra il suo cuore: Eowyn, tu non mi ami o non vuoi amarmi? Una domanda terribile che costringe la dama a guardare la realtà. Eowyn desiderava l'amore di Aragorn, ma egli non le ha dato che pietà, ferendola, e ora ha paura che anche Faramir non provi per lei che pietà. Ma mentre si guardano negli occhi, l'uomo di Gondor pronuncia quella che, secondo me, rimane la dichiarazione d'amore più vera e sincera:
"Non deridere la pietà, dono di un cuore gentile, Eowyn! Ma io non ti offro la mia pietà, perchè sei una dama nobile e valorosa e hai conquistato da sola fama e gloria che non saranno obliate; e sei una dama tanto bella che nemmeno le parole dell'idioma elfico potrebbero descriverti. E io ti amo. Un tempo ebbi pietà della tua tristezza. Ma ora, se non conoscessi la tristezza, la paura o il dolore, se tu fossi anche la benefica Regina di Gondor, io ti amerei lo stesso. Non mi ami tu, Eowyn?"
Come resistere a quest'amore così vero? Non è più desiderio di gloria o di fama, nè grandi gesta, ma solo amore. 
Allora il cuore di Eowyn cambiò a un tratto, e fu ella finalmente a comprenderlo; e improvvisamente il suo inverno scomparve, e il sole brillò in lei.
(...)
"E vorresti che la tua gente orgogliosa dica di te:'Ecco un signore che ha domato una selvaggia fanciulla del Nord! Non vi era dunque una donna della razza dei Numenoreani ch'egli potesse scegliere'?"
"Lo vorrei" , disse Faramir. E la prese fra le braccia e la baciò sotto il cielo assolato, e non si curò di essere in piedi sulle mura, visibile a molti.
E vissero felici e contenti.

domenica 10 gennaio 2010


Elwë, signore dei Teleri, colui che diverrà re Mantogrigio, Elu Thingol nella lingua degli Elfi grigi, spesso andava di là dai grandi boschi a cercare Finwë, suo amico, nelle sedi dei Noldor; e accadde una volta che passasse solo, al lume delle stelle, per il bosco di Nan Elmoth, e quivi d'un tratto udì il canto di usignoli. Allora un incantesimo scese su di lui, che rimase immobile; e laggiù lontano, oltre le voci dei lòmelindi, udì quella di Melian, la quale gli colmò il cuore di meraviglia e desiderio. E dimenticò affatto il suo popolo, e i propositi della sua mente e, seguendo gli uccelli nell'ombra degli alberi, penetrò nelle profondità di Nan Elmoth e si sperdette. Alla fine, però, giunse a una radura aperta alle stelle, e qui stava Melian; e dal buio egli la contemplò, e la luce di Aman era sul volto della donna.
Questa nulla disse; ma, pieno com'era di amore, Elwë venne a lei e la prese per mano e improvvisa una malia fu su di lui, e così rimasero mentre lunghi anni venivano scanditi dalle stelle rotanti sul loro capo; e gli alberi di Nan Elmoth crebbero alti e scuri prima che pronunciassero una sola parola.

Non direi mai che la più grande storia d'amore mai scritta da Tolkien non sia quella fra Beren e Luthien, sicuramente è quella preferita da tutti, ma io mi schiero fuori dal coro, io metto al primo posto quella dei genitori della bella Luthien, io dico che la più bella love story del Silmarillion è la storia di Thingol, re del Doriath, e Melian la maia. Il loro incontro tra gli alberi scuri del Nan Elmoth viene ripreso in seguito ma non eguagliato in magia. Melian non fugge come sua figlia, il loro è l'incontro tra due anime, un incantesimo che li tiene immobili per un tempo interminabile, gli occhi fissi in quelli dell'altro e per tutto il libro essi sono insieme, mai separati e nel momento in cui Thingol incontra la morte, anche Melian scompare dal racconto. Sono una cosa sola. Thingol e Melian.

lunedì 7 settembre 2009

Barbalbero



Sembrava vi fosse dietro le pupille un enorme pozzo,pieno di secoli di ricordi e di lunghe,lente e costanti meditazioni;ma in superficie sfavillava il presente,come sole scintillante sulle foglie esterne di un immenso albero,o sulle creste delle onde di un profondo lago.Non so,ma era come se qualcosa che cresceva nella terra quasi in letargo,o consapevole soltanto della proprioa presenza tra la punta delle radici e quella delle foglie,tra la profonda terra e il cielo,si fosse improvvisamente destato e ci stesse considerando con la stessa lenta attenzione che aveva prestato ai propri problemi interiori per anni e anni.
è così, con queste splendide parole che la più straordinaria delle creature è entrata nella mia vita.
Da quel momento, Barbalbero non mi ha mai più abbandonata, ma mi è stato vicino, come un maestro, insegnandomi quanto di meraviglioso vi è nella natura, come essa non è altro che lo specchio di noi stessi e come proteggerla e amarla deve essere un nostro dovere.

Vi sono deserti pieni di ceppi e di rovi,là ove un tempo si udiva il bosco cantare
Se siete mai stati in un bosco, allora avrete sicuramente sentito, magari non con le orecchie ma col cuore, il canto degli alberi.
Chi siamo noi per porre fine a questa sinfonia lunga millenni?